Azimut-Home

mercoledì, 16 luglio 2008

Vol.2 - Lavorare stanca.

[continua dal post qui sotto, leggere prima quello!]

 

 

 

Ma quanti carabinieri sono? Mi volto, ancora, di qua, di là, di qua, ancora, dappertutto. Bloccato ogni accesso, bloccata ogni uscita. Non è bello così, no. Mi siedo.

“Tutti fermati. I documenti, e non fate storie.” Eh? Parla con me?

Perché davanti ad ognuno dei nostri mezzi c’è un piantone? E perché continuano ad urlare tutti?

Ma… chi stanno caricando? Erika!

“Lei stia buono”. Ma, dove li portate? “Non si preoccupi. Avrà tempo per spiegarci.”

Io, cosa… Vorrei sapere perché, mi scusi, agente… “Sarà lei che dovrà dirci il perché, e dovrà convincerci molto bene.” Sono nella merda? mi è uscito così, spontaneo, un soffio tra le labbra secche. Non mi risponde, e daje con sta pistola che ballonzola.

 

Lavorare stanca. Lo sapevo io.

Alla fine, caricano 14 collaboratori. E due dipendenti. E mi dicono di raggiungerli in caserma.

E me ne rimango lì. Fermo e stordito.

Mi viene in mente che un’unica volta ho fatto pugilato, e un’unica volta ho preso un gran destro in faccia. Ma almeno lì crolli e non capisci più nulla. Qui invece mi vedo da fuori, con la mia camicia hawaiana, i bermuda bianchi, in un parcheggio deserto, circondato da 7 pattuglie dei carabinieri.

Prospettiva dall’alto.

Il primo pensiero è: vorrei rivedere la scena dai satelliti di Google Maps.

Il secondo: a Provenzano ne hanno mandati meno, di agenti.

Il terzo: sono davvero nella merda.

 

 

 

E insomma lo avrete capito. Era una retata. Carabinieri e Digos. Agenti in divisa e in borghese.

Urca. Mentre torno al’ufficio a prendere un po’ di documenti, ho una strana tranquillità. Non so nemmeno spiegare. Ma è quella di quando, tanto ormai va così. Dico: adesso chiamo l’avvocato, il commercialista, il Sindaco. Ma poi… naaaa, vediamo che succede.

E gustiamocela sino in fondo. Ecco, la tranquillità dello scrittore, se posso. Di chi osserva e, almeno, cerca di immagazzinare ogni dettaglio.

Raccolgo alla buona un po’ di documenti e me ne vado in caserma.

Il pensiero: certo che sono proprio un patacca. Mi sto buttando da solo nella tana del lupo.

 

E poi, tutto va come nei film. Stai in una stanzetta, stai nel cortile, non c’è un distributore di acqua o caffè, o vino, niente. Labbra secche bocca impastata.

Ma io posso uscire, mi dico, vai nel bar qui di fronte.

No, e se poi mi devono arrestare? Fanno un blitz anche nel bar? E dopo, Forlì è piccola, che figura ci faccio? almeno qui dentro sono già pronto.

Anzi, mi ritrovo a camminare come un ergastolano, nei 4 metri della stanza, avanti e indietro, bestia in gabbia, quei leoni allo zoo che impazziscono.

Ecco, la pazzia è la cosa più vicina che sento. Sono in caserma da un’ora appena. Nessuno che mi spieghi, nessuno che mi dica nulla. Se chiedo, silenzio come risposta.

Eppure le voci ci sono, in Caserma, le senti dietro le porte, le senti nelle guardiole, operazione ad ampio raggio, ne abbiamo presi moltissimi, no no il maresciallo oggi non può perché deve interrogarne parecchi.

 

Sì, ho paura. Sì, ho molta, molta, molta paura.

Credo che lo vedano. Ogni tanto si affaccia qualcuno, e mi osserva, per un minuto. Così, senza dire nulla, mi guarda. Da vicino, o da lontano, oltre la porta. Mi guardano e parlano tra loro.

Poi uno mi fa un gesto. Andiamo. In cortile vedo passare alcuni collaboratori, sono scortati, hanno lo sguardo a terra, non hanno il coraggio di guardarmi. Io ho paura, ma loro? Io sono italiano, capisco, parlo, rispondo. Ma loro? E se non capiscono bene? E quanta paura hanno, loro?

E poi… cosa diranno? Non ho nulla da nascondere, ok, ma… cosa diranno? E se inventano qualcosa? E se.. e se non sono persone per bene? E se… prego, meglio pregare, parole scandite tra i denti, che nemmeno vogliono uscire, che s’impiccano nei molari, e che le sputi fuori. Devono uscire, loro.

Nel tragitto sento urla, sento mozziconi di parole, frasi, la verità, cosa fate, chi è che…

 

Nell’ufficio del capo. Non mi guarda. Prende dei fogli. Silenzio.

Silenzio. Silenzio silenzio silenzio.

Poi alza gli occhi, ha gli occhiali e un bello sguardo ceruleo. Sbuffa. Sembra dispiaciuto, quasi.

O stanco. Ecco.

“Allora. Com’è che funziona.”

Prego?

“Qui, com’è che funziona. Cosa fate. Le premetto che la situazione non è chiara. E di certo, per voi, non è facile.”

 

STOP. Riepilogo. Sei in caserma. Hanno bloccato e caricato una buona metà dei tuoi dipendenti. Sette pattuglie. Senti parole, qualche urlo, è due ore che aspetti. Sei nell’ufficio del capo.

Ti guarda e ti dice che per te non è facile.

Non è facile.

So cosa mi è passato nella testa in quel momento. Ma non credo che lo dirò mai, né qui, né a nessuno.

 

E io inizio a parlare. Con calma, con fermezza. Gli spiego, gli dico.

Mi interrompe, sbuffa, mi guarda, alza gli occhi si volta prende il telefono mi guarda, non mi crede, si vede da lontano, cosa sta pensando, ma chi pensa io sia, mi interroga (tecnicamente, “mi sente”), prende fogli, dichiarazioni dei collaboratori, legge e mi ascolta, non mi crede, mi domanda

ecco, è un interrogatorio, non formale, certo, non si verbalizza, ma

mi riguarda, mi contesta. Mi contesta molto. Molto. Non mi crede.

Poi mi dice, ora aspetti fuori. Vedremo.

Vedremo cosa? Mi alzo ed esco. Vedo carabinieri che si muovono, si spostano, ci stanno sentendo in 6 stanze diverse, vanno da uno all’altro, fogli in mano, dichiarazioni, confronti incrociati.

Altre due ore, o forse tre.

Due ore o forse tre di preghiere. E di paura. Mi guardano, sempre, nel cortile, e allora non voglio dare l’impressione di avere paura, cammino avanti e indietro, quello no, non ce la faccio a fermarmi, parlo al telefono, con tutti, avvocato commercialista, avvocato, poi finisco le persone

allora mi invento persone con cui parlare, fingo, ho paura e sudo e faccio chiacchierate immaginarie con amici immaginari, al telefono, sotto il sole.

 

Ecco. Lì, ti senti perso.

non hai punti di riferimento. Non sai che fare, non sai cosa fare, come farlo quel niente che hai da fare.

Non hai punti di riferimento. E fino a questo martedì di luglio, mai avevo capito così bene cosa significasse.

 

Alla fine mollo, non ce la faccio più e mi siedo, a terra, sulla piccola aiuola, io mollo e chi se ne fotte. Mi prendo la testa tra le mani. Passa una mia collaboratrice e mi dice, scusa.

Scusa.

Scusa di che?

Scusa.

E va via.

Adios. Ciao ciao.

postato da azimutiani alle ore 12:24 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
categoria: il tiranno



Commenti
#1   16 Luglio 2008 - 13:49
 
E?
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente parolearruffate

#2   16 Luglio 2008 - 15:36
 
Verrebbe da dire nuovamente ...basta!
Ti capisco perchè le stesse cose, se non peggio anche per altre circostanze, mi sono capitate quando avevo solo 16 anni e ci sarebbe molto altro da dire. Queste situazioni ti lasciano il segno per sempre. Incoraggiante vero? Ma è così, punto.
Ad ogni modo poi cosa accade?
P.S. metti anche questa nell'elenco e vai avanti; però mi immagino quelle teste basse che significano tutto.
Se ti serve sai dove chiamarmi.
Un salutone
Mabuse
utente anonimo

#3   16 Luglio 2008 - 16:08
 
Grazie Mabuse, grazie.
So che sai. E ti confesso che se non avessi cambiato il giorno prima cellulare, e quindi ancora senza rubrica, ci saresti stato pure tu tra le vittime delle mie chiamate isteriche. ;-)

Ad ogni modo, diciamo che questo racconto ha un lietofine.
Per ora. E riguardo a ciò che mi piaceva raccontare, qui. Perchè non tutto è bene raccontare...
Lietofine. Già. Anche se... mh. Per qualche notte non ho dormito.
E nemmeno ora riposo proprio come vorrei..
Grazie a Dio che c'è Azimut, da curare :-)
Un abbraccio,
g
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente azimutiani

Commenti

Chi siamo

Blogger: azimutiani
Nome: AZIMUT





il direttore editoriale (alias il Tiranno)



l'artista (alias la Musa)



e tanti guest blogger

Dove siamo





Cosa facciamo

L'offerta dell'estate



30 o 110 e lode

30 e lode: 3 libri 30 euro
110 e lode: 10 libri 100 euro

E a chi sceglie l'offerta 110 e lode regaliamo subito la borsa Azimut LIVE IN ROME e a settembre spediamo a casa l'antologia Senza fermarsi. Parole dal viaggio.

In vetrina

Di mano in mano

AZIMUT CARD

Cerca

Bottoni

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Add to Technorati Favorites

Contatore

*loading* passanti